Export prodotti italiani “Belli e Ben Fatti”, entro il 2023 fino a 18 miliardi per il Made in Italy

11 Lug 2018

Secondo il rapporto “Esportare la dolce vita” nei prossimi sei anni l’export di prodotti italiani “Belli e Ben Fatti” (BBF) potrebbe crescere fino al 75%. Principali mercati saranno Cina, Russia ed Emirati Arabi.

According to the report “Exporting the dolce vita”, in six years Made in Italy products could grow up to 75%. Main markets will be China, Russia and the United Arab Emirates.

 

Oltre 18 miliardi di euro (+75%) nei prossimi sei anni: è la quota che, nello scenario più ottimistico, potrebbero raggiungere l’export di prodotti italiani “Belli e Ben Fatti” (BBF) effettuate dai nuovi mercati. A partire dall’ipotesi di aumentare, settore per settore, le quote di mercato dell’Italia nei mercati chiave, si prevede comunque che le importazioni aumentino almeno del 40%, fino a raggiungere i 15 miliardi.

È quanto emerge dalle previsioni del rapporto “Esportare la dolce vita” realizzato dal Centro studi di Confindustria e da Prometeia, presentato a giugno in occasione del 10° Luxury Summit del Sole 24 Ore. Un rapporto che ha l’obiettivo di approfondire la conoscenza del mercato dei prodotti di alta qualità, mostrando le potenzialità e indicando verso quale direzione le imprese dovranno guardare per allargare il proprio bacino di domanda negli anni a venire.

Secondo il rapporto, la categoria di consumatori definita come “nuovi ricchi” nei trenta mercati analizzati passerà dai 486 milioni del 2017 a oltre 660 milioni del 2023. In termini dinamici la variazione assoluta è di oltre 174 milioni di nuovi consumatori potenziali per il BBF italiano.

A fare da traino saranno i tre mercati top premium per il BBF, in cui si incontrano domanda e disponibilità a pagare prezzi adeguati per i prodotti italiani di qualità: parliamo di Cina (con ampie prospettive di espansione per la Moda e l’Arredo), Russia e gli Emirati Arabi, che sono in una fase suscettibile di forte miglioramento per quanto riguarda il BBF Alimentare. A questi si aggiungono Arabia Saudita, Messico e Malesia, considerati mercati in decollo, mentre in Thailandia e Brasile, dove c’è disponibilità a pagare prezzi elevati, la dimensione del mercato BBF risulta ancora modesta e da sviluppare.

Non mancano tuttavia fattori di rischio al ribasso, sottolinea il Rapporto: in primis il rischio di una spirale protezionistica dei rapporti commerciali tra gli USA e i principali partner. Sul fronte cinese, in particolare, gli ultimi accordi hanno procrastinato l’escalation ma non sono risolutivi delle controversie. Le prospettive di crescita di vari paesi emergenti potrebbero invece essere frenate dal possibile inasprirsi delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e Asia. Altra incertezza riguarda l’evoluzione del sistema di sanzioni alla Russia.

Ad influire in senso positivo potrebbero invece essere il provvedimento del Governo cinese, che prevede a partire dal primo luglio 2018 la riduzione dei dazi all’import per oltre 650 prodotti del BBF (dell’Alimentare, della Moda e dell’Arredo), e l’accordo di libero scambio della UE con il Mercosur, in fase avanzata di negoziazione, che punta ad affermare una significativa apertura dell’area attraverso il superamento di molti degli attuali ostacoli commerciali.

A questo link il rapporto completo >> www.confindustria.it