La dolce vita italiana vincente nei mercati esteri

26 Mai 2016

Export, prodotti di lusso e mercati emergenti. Il « made in Italy » vincente

Exports, luxury products and emerging markets: the wining “Made in Italy”

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Quando si parla di prodotti di lusso e di beni dal design elegante, il Made in Italy ha un posto privilegiato sul palcoscenico dei mercati mondiali.

Se, però, fino a qualche decennio fa, il naturale approdo di vestiti, gioielli, auto sportive e degli altri vanti dell’industria italiana del lusso era il mercato statunitense e, più in generale, quello dei paesi “tradizionalmente” ricchi, oggi, a dispetto della crisi internazionale, le difficoltà economiche non hanno intaccato gli affari delle aziende tricolori del lusso con i clienti più agiati dei paesi emergenti.

Questo trend positivo è testimoniato dal rapporto “Esportare la Dolce Vita”, giunto alla settima edizione, stilato dal Centro Studi di Confindustria e da Prometeia, che ha analizzato il potenziale di crescita delle vendite dei prodotti che si caratterizzano per il design e per la qualità di materiali e lavorazioni sui trenta mercati dei paesi “emergenti”. L’obiettivo è fornire ai players del mercato uno strumento di lavoro utile ad orientare le scelte strategiche.

Il report parte da un dato: il mercato dei beni “Belli e Ben Fatti” (BBF) costituisce il 18% dell’export manifatturiero italiano e ben l’89% dell’export dei settori analizzati. Fra cinque anni nel mondo ci saranno ben 212 milioni di nuovi ricchi e ben 154 milioni fra essi proverranno dai trenta mercati emergenti; a quella data questi trenta paesi importeranno dall’Italia quasi quanto oggi Francia e Germania insieme. Se l’export italiano riuscisse a colmare il gap in termini di quota di mercato tra paesi maturi ed emergenti, l’export salirebbe di 4,5 miliardi di euro nel 2021 rispetto allo scenario base.

Il podio dei primi tre paesi dei nuovi mercati che importeranno beni BBF italiani nel 2021 sarà occupato dagli stessi paesi che attualmente lo occupano (Emirati Arabi, Russia, Cina) anche se gli Emirati, attualmente secondi, surclasseranno la Russia che ora, seppur di poco, occupa il primo posto.

Fra i prodotti di maggiore successo nel prossimo quinquennio si registrerà l’exploit delle vendite di salumi (da 37 a 42 mln), arredamento (da 2,1 a 3,3 miliardi), abbigliamento (da 2,6 a 3,5 miliardi), calzature (da 1,1 a 1,7 miliardi), l’occhialeria (da 608 a 934 milioni) e l’oreficeria (da 1,8 a 2,7 miliardi).

Non bisogna tuttavia lasciarsi andare a facili entusiasmi: molti esperti prevedono che l’economia di ben 23 dei trenta paesi in questione subirà un rallentamento e, peraltro, sussiste sempre una base di incertezza dovuta a una serie di fattori come, ad esempio, il crollo dei prezzi delle materie prime esportate, l’aumento del rischio geopolitico, la svalutazione dei tassi di cambio e la crescita del rischio di misure protezionistiche.

In questo contesto, nei nuovi mercati i consumi dei beni BBF possono essere positivamente influenzati dalle politiche economiche espansive dei governi a sostegno della capacità di spesa dei consumatori.

Alla luce delle diverse politiche nazionali, i trenta nuovi mercati sono stati divisi in cinque gruppi omogenei, che vanno da quello dei paesi virtuosi (Cile, Colombia, Filippine, India, Indonesia, Kazakistan, Messico, Perù, Polonia, Sudafrica, Thailandia, Turchia e Ungheria) i cui governi sostengono i consumi, a quelli relativamente virtuosi (Cina, Emirati Arabi, Malesia, Marocco, Tunisia, Vietnam) che godono di alcuni margini per le politiche economiche, ma son soggetti a regimi di cambio fissi o amministrativi. Il terzo gruppo (Algeria, Arabia Saudita, Nigeria) è quello dei paesi che possono vantare un basso debito estero ma, al tempo stesso, soffrono il calo degli introiti derivanti dalla vendita di greggio. Il quarto gruppo è quello dei paesi rischiosi (Argentina, Brasile, Ghana, Kenya e Russia) che soffrono elevati squilibri macroeconomici e, alla fine della classifica, ci sono i paesi più vulnerabili: Angola, Egitto e Pakistan.

Gli altri fattori che incidono sul consumo di prodotti BBF sono la diffusione delle nuove tecnologie, la composizione demografica, la partecipazione femminile al lavoro e all’istruzione e, non ultimo, il grado di urbanizzazione.

Per approfondimenti:

http://www.infodata.ilsole24ore.com/2016/05/03/export-italiano-verso-nuovi-mercati-i-prodotti-belli-e-ben-fatti-raggiungeranno-i-15-miliardi-nel-2021/

http://www.confindustria.it/wps/wcm/connect/www.confindustria.it5266/9742b277-ec6b-46b4-8c37-b7e441e68ef8/Progr+EDV+2016-ITA_.pdf?MOD=AJPERES&CONVERT_TO=url&CACHEID=9742b277-ec6b-46b4-8c37-b7e441e68ef8